Visoni Liberi: L’intervista

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16 allevamenti di visoni, 400.000 animali morti per 170.000 pelli di visone, dagli 11 ai 14 animali per produrre 1 Kg di pelliccia e fino a 80 esemplari per un singolo capo intero, dai 3.000 ai 60.000€ per una pelliccia. E’ un mercato elitario quello che si permette di mettere fine a tante vite, un mercato che NemesiAnimali e EssereAnimali hanno voluto documentare con immagini e video forti, che ci proiettano in una realtà crudele e spietata.

UnFurettoInFamiglia non vuole togliere all’indagine il compito di spiegarvi cosa accade in questi allevamenti, ma cercherà di farvi capire cosa ha spinto tante persone a mettersi in gioco per mostrarvi cosa accade realmente. Ringraziamo uno degli attivisti di Nemesi Animale per essere stato così gentile da aver risposto telefonicamente alle nostre domande.

Investigazione e reportage: quando e come è nata questa operazione? Come mai avete scelto, tra i tanti animali da pelliccia, proprio il visone?

Questa operazione è nata circa 2 anni fa, la durata è stata di 18 mesi ed è nata per documentare le condizioni di questi animali negli allevamenti intensivi per la produzione di pellicce, abbiamo deciso che dovevano essere gli animali stessi, con i loro movimenti e la loro muta presenza, a documentare la totale strumentalizzazione da essere vivente in oggetto.

Abbiamo scelto il visone perchè in Italia sono questi gli unici allevamenti da pelliccia presenti, a parte uno di cincillà che nonostante quanto scritto sul loro sito l’allevamento non è chiuso. Sul sito potrete trovare l’elenco completo degli allevamenti conosciuti.

Gli allevamenti di visoni riconosciuti in Italia sono in tutto 16, purtroppo sono immersi nella campagna e ben nascosti quindi spesso alcuni non vengono individuati, sono strutture che non hanno bisogno di farsi pubblicità o concorrenza, poichè le pellicce non vengono vendute direttamente alle case di moda da loro, ma subiscono tutto un processo particolare.

Una volta ottenuta la pelliccia dall’animale essa compie un lungo viaggio fino alla Cina o altri paesi in cui non è vietato l’uso di alcune sostanze che servono per trattare le pelli per poterle conservare e tramutarle nelprodotto finito, una volta subito questo trattamento le pelli vengono poi vendute tramite il mercato mondiale delle pelli da pelliccia che ruota intorno alle aste internazionali, a tutela assoluta sia degli acquirenti che dei produttori Copenaghen, Helsinki, Toronto e Seattle. Qui vengono valutate le pellicce e viene loro attribuito un prezzo, per cui gli allevatori non sono interessati ne a farsi conoscere o a farsi pubblicità, ne a farsi concorrenza, poichè non sono loro a vendere o a stabilire i prezzi.

Il reportage che avete realizzato è molto “crudo”: come vi siete organizzati e con quali mezzi e risorse siete riusciti a portarlo a compimento, economicamente e psicologicamente?

Noi come attivisti facciamo di tutto ciò il centro delle nostre vite, è questo che riteniamo il nostro lavoro e pertanto ci autofinanziamo, ad esempio una buona fonte di entrate sono i corsi di cucina vegan che organizziamo.

Psicologicamente, come appunto già detto, questo è il nostro lavoro e non era la prima volta che ci trovavamo a contatto con i maltrattamenti sugli animali, quando entriamo in questi posti ciò che vediamo, purtroppo per noi, non sono sorprese, ma sappiamo cosa aspettarci, con questo non si vuole sminuire l’orrore di queste situazioni, ma siamo persone preparate ad affrontare ciò che vedremo, poi li sul momento, con la fotocamera in mano e la consapevolezza di dover fare in fretta, la paura di essere scoperti, la concentrazione del dover portare a termine un lavoro avviene un distacco sorprendente e non c’è molto tempo per le emozioni, che arrivano spesso solo dopo, quando si riguardano quelle foto nella solitudine della propria stanza e si rivedono quegli sguardi.

C’è stata una volta in cui io stesso ho fatto da palo in uno di questi allevamenti e sono stato per un tempo lunghissimo accucciato tra queste gabbie, è stata la volta in cui ho provato delle sensazioni intensissime. I visoni all’inizio se ne stavano nascosti, ma dopo un po’ di tempo hanno iniziato ad avvicinarsi alle sbarre delle gabbie, a fiutare, li ho visti distintamente muovere i baffetti, li ho visti indagarmi e lanciare dei versi per attirare la mia attenzione, la loro istintiva curiosità non viene meno nemmeno nelle terribili condizioni in cui vivono, e con i loro corpi ed i loro movimenti sinuosi mi hanno comunicato una voglia di libertà che non ho mai sentito così forte nemmeno dentro me stesso

Per quanto riguarda le riprese dell’uccisione sono state effettuate con una videocamera nascosta, mentre nella scena in cui si vede l’allevatore durante una delle primissime fasi della lavorazione c’era  un nostro infiltrato con una videocamera nascosta addosso, i cadaveri vengono scuoiati il giorno seguente l’uccisione, con un coltello si provoca una lacerazione tra le zampe posteriori e si sfila la pelliccia come se si rivoltasse un calzino.

In queste operazioni i rischi, e le eventuali conseguenze, sono molti: come vi siete preparati ad affrontarli e come vi siete tutelati quando possibile? Quali sono stati gli interventi maggiormente rischiosi?

Questi posti sono molto protetti, ormai gli allevatori si aspettano visite, visto che in passato sono già state compiute liberazioni, inoltre sono sempre in posti molto isolati, dove il solo passaggio di una macchina ad una certa ora si nota subito, abbiamo sempre gestito le cose in modo da avere una persona che controllasse che non sopraggiungesse nessuno e inoltre non abbiamo mai toccato o danneggiato nulla. Lo scopo delle nostre incursioni era quello di documentare cosa accadde in questi luoghi, se avessimo toccato qualcosa e si fossero accorti della presenza di qualcuno avrebbero avvisato tutti e di conseguenza portare a termine il nostro lavoro sarebbe stato fortemente pregiudicato dal fatto che ci sarebbero stati più controlli poichè gli allevatori sarebbero stati consapevoli che qualcuno si stava introducendo nelle loro proprietà. Ovviamente dietro ad ogni incursione notturna c’è una preparazione ed uno studio . Gli interventi maggiormente rischiosi sono stai in allevamenti in cui sono già state compiute liberazioni con allarmi da evitare e sorveglianza alta.

Questi allevamenti sono crudelmente simili a dei lager per le condizioni di vita degli animali e per le procedure per porre fine all’esistenza di esseri viventi: fermo restando che nessun commento è più esplicito delle immagini e dei video da voi fatti, vorremmo ricordaste quali sono le condizioni in cui i visoni sono nutriti e tenuti, come vengono indotti alla riproduzione e quali sono le condizioni e i ritmi cui le fattrici sono sottoposte per procreare.

Le fattrici vengono tenute anche loro nelle gabbiette, non hanno una vita migliore dei cuccioli, ed in ogni caso prima o poi anche i riproduttori vengono tramutati in pellicce, quando inizieranno a generare figliate con pelo scadente o si ammalano. Il ciclo riproduttivo è naturale, quando le fattrici vanno in calore, intorno al mese di marzo, vengono fatte accoppiare e dopodichè c’è la gravidanza e il parto, i piccoli verso luglio vengono poi levati alla madre e messi nelle gabbiette, spesso possiamo trovare fino a 5 visoni nella stessa gabbia, in autunno verranno uccisi e scuoiati . Non sono infrequenti le lotte tra di loro, che spesso portano questi animali a convivere nella stessa gabbia con altri visoni morti o a riportare ferite gravi ed infette, queste ferite inoltre potrebbero essere, a causa dello stress derivato dalla vita in gabbia, auto inflitte. Il tutto senza assistenza veterinaria poichè il tutto diventerebbe antieconomico per l’allevatore. I visoni vivono in file e file di gabbie esposte al vento per fare in modo che la pelliccia sia più folta, ma coperti da tettoie per evitare la pioggia e per fare in modo che il sole non schiarisca il pelo facendolo diventare rossiccio.

Queste fabbriche di morte inoltre si ritengono ecologiche poichè fanno riciclo, infatti il nutrimento dei visoni, che è costituito da una polpetta lasciata sopra le gabbie che loro devono leccare attraverso le sbarre è fatta con scarti dell’industria alimentare, sottoprodotti di lavorazione, mentre le carcasse dei visoni, una volta privati delle loro preziose pellicce, vengono bruciate nelle industrie a biomasse.

La cosa più assurda è che questi allevatori dichiarano con convinzione di dare a questi animali quello che è meglio per loro, non capisco come si possa pensare che il meglio per un visone è vivere tutta la sua esistenza in una gabbia e poi essere abbattuto dentro una camera a gas.

Viene dichiarato anche sul loro sito che la morte di questi animali è veloce e indolore, viene quasi da chiedersi che concetto abbiano queste persone di veloce e indolore visto che aprendo la camera a gas, come dimostrato anche dalle foto presenti sul nostro sito, si possono vedere le unghiate di questi animali che lottano fino all’ultimo per liberarsi. Il tempo di morte di un visone non è di pochi secondi come vogliono farci credere, ma di almeno 2 minuti, parliamo di animali che sono capaci di lunghe immersioni e di trattenere il fiato per molto tempo, per cui la loro agonia si protrae e sono perfettamente coscienti di cosa sta succedendo, basti pensare alle immagini del video in cui si vede come si aggrappano alle loro prigioni pur di non essere presi dall’allevatore per essere buttati nella camera a gas, basta che ognuno di noi pensi a cosa sono anche solo pochi secondi senza poter respirare forzatamente, la paura, il terrore, essere insieme a un sacco di altri tuoi simili che urlano e piangono in un contenitore buio dal quale non hai via di scampo.

L’argomento che ha visto scatenare molta perplessità è cosa accadrebbe a questi animali se l’allevamento chiudesse, e l’impatto sul nostro ecosistema: come si propone di gestire il grande numero di animali salvati dalla prigionia? Avete già trovato delle strutture o simili alle quali appoggiarvi?

Purtroppo non ci sarà bisogno di fare queste considerazioni, non c’è nessun bisogno di preoccuparsi che questi animali vadano a creare un impatto sull’ecosistema, poichè questi animali purtroppo non verranno mai liberati. Come già visto per altri paesi, come l’Olanda, dove sono stati aboliti gli allevamenti degli animali da pelliccia viene dato un certo lasso di tempo agli allevatori per riconvertire e modificare la loro attività, per cui loro completano il loro ciclo di morte, l’allevamento non viene chiuso dal giorno alla notte purtroppo, quindi prima di chiudere loro stermineranno fino all’ultimo visone presente, l’unica consolazione è sapere che sarebbero gli ultimi.

Avete avuto un supporto da altre associazioni che condividevano il vostro scopo? E in questo caso, quale è stato il loro contributo?

No, tutta l’investigazione è stata svolta da Nemesi Animale ed Essere Animali.

Come valutate i risultati fino ad ora ottenuti? La petizione è ancora il metodo più efficace per raggiungere obiettivi di questo tipo in Italia? Quali possono essere gli strumenti alternativi?

Ovviamente non riteniamo che la petizione sia il nostro mezzo principale d’ azione, noi siamo impegnati in prima linea contro lo specismo e contro ogni forma di sfruttamento per ottenere risultati concreti, ed abbiamo diversi mezzi:

Informazione: tramite la stampa di materiale gratuito, conferenze, tavoli informativi e volantinaggio.

Attivismo: organizzando proteste, partecipando a campagne nazionali e internazionali, al salvataggio diretto di animali o facendo sentire il dissenso e la pressione su aziende che li sfruttano.

Documentazione: riperendo dati e immagini sullo sfruttamento animale. Mostrare al mondo quello che succede dietro alle mura degli allevamenti e dei laboratori è fondamentale .

Se parliamo invece di un mezzo ottimo e veloce per avvicinare le persone  la petizione on-line è il mezzo ideale, intanto si raggiunge un grandissimo numero di persone, che magari si potrebbero interssare all’argomento in maniera più approfondita e quindi diventare poi attivi in modo più concreto, inoltre la petizione viene divulgata, la gente la linka sulle pagine facebook e il tutto acquista sempre più visibilità. Diciamo che certamente la petizione non è il nostro ultimo lavoro, anzi direi che è un punto di partenza per fare parlare sempre di più ed a più persone delle iniziative.

Inoltre è anche un buon mezzo di dissuasione e persuasione quando si parla di piccole realtà, come quella di cui ci stiamo occupando ora, infatti recentemente è stata fatta richiesta di aprire un allevamento di visoni ad Antegnate, un piccolo Comune, che si è visto arrivare migliaia di e-mail di protesta, non sembra, ma quando un posto così piccolo si sente sotto i riflettori e sente tutta l’opinione pubblica d’Italia che l’ osserva è un freno inibitore molto grosso, infatti la richiesta non è stata ancora approvata, e noi in ogni caso siamo sempre attivi con proteste , sul sito potrete trovare tutte le date relative ai nostri cortei.

Un Furetto in Famiglia ringrazia Nemesi Animale ed Essere Animali per il lavoro che stanno facendo ed in particolare ringrazio personalmente l’attivista che è stato al telefono con me rispondendo con pazienza alle mie domande e rendendomi partecipe delle sue emozioni e punti di vista.

Spero che questa intervista possa servire a far aprire gli occhi su questa realtà a quante più persone possibili, di seguito trovate i link per informarvi, attivarvi e firmare la petizione se non lo avete ancora fatto.

PETIZIONE

PROTESTE

NEWSLETTER

MATERIALE INFORMATIVO

BLOG

Per ulteriori informazioni visita i siti:

www.essereanimali.org | www.nemesianimale.net

e le pagine Facebook

essereAnimali | NemesiAnimale

Per dovere di cronaca vi riporto anche il link della controparte così che possiate leggere anche le loro argomentazioni e constatare voi stessi quanto stride con ciò che si vede nelle immagini e nel video.

Associazione Italiana Allevatori Visone

by UN FURETTO IN FAMIGLIA

6 risposte a “Visoni Liberi: L’intervista

  1. Grazie Laura per questo lavoro, so quanto è stato difficile immergersi in un mondo così cruento. Ci tengo nuovamente a ringraziare l’attivista
    che si è pazientemente dedicato alla nostra intervista. Nella speranza che un giorno possano esserci solo visoni liberi.

    • Ringrazio molto Laura per aver affrontato questo percorso ed anche ai gruppi che si stanno occupando di questo.
      A questo punto non ci sono dubbi che si dovrebbe porre fine a questo massacro in nome dell’eleganza. Non mi capacito che stilisti, giornalisti e industriali del tessile, chiunque orbiti nel mondo della moda possa accettare una simil atrocità e ancor più chi chiede questi prodotti.
      L’informazione è talmente esaustiva che non lascia dubbi su un mercato che deve finire.

  2. Grazie a voi per avermi scelto per occuparmene, non è mai facile entrare nel mondo cruento della sofferenza animale, questo è stato ancora più duro perchè riguarda degli animali che sono stretti parenti di quelli con cui noi viviamo, ma fa anche bene vedere e sapere certe cose, non ci si può sempre girare dall’altra parte perchè fa troppo male, solo con la consapevolezza ci sarà la possibilità concreta di debellare queste orribili realtà.

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